L’arcibizzarro

Roma. È sempre lei, Sylvia Ferino Pagden, già direttrice del Dipartimento di pittura al Kunsthistorisches Museum di Vienna e grande esperta di Arcimboldo (Milano, 1526-93), la curatrice della mostra «Arcimboldo. L’altro Rinascimento» che la Galleria Nazionale di Arte Antica propone sull’artista rinascimentale milanese (catalogo Skira), dopo le rassegne a lui dedicate a Milano nel 2011 e la recente mostra di grande successo al National Museum of Western Art di Tokyo chiusa lo scorso 24 settembre. Sono rare tuttavia le mostre dedicate a questa eccentrica figura d’artista, perché è difficile ottenere i prestiti delle poche opere del maestro giunte fino a noi, un centinaio in tutto.

L’Autoritratto cartaceo, nel quale Arcimboldo si presenta come scienziato, filosofo e inventore, nell’ambiente dei letterati e degli umanisti milanesi, apre la mostra curata da Sylvia Ferino-Pagden, dedicata a Giuseppe Arcimboldi, meglio conosciuto come Arcimboldo, allestita nelle sale di Palazzo Barberini. Un viaggio nel mondo delle «pitture ridicole», degli «scherzi» e dei «grilli» creati dall’artista milanese, elogiati da umanisti, artisti, poeti e trattatisti, che permette di scoprire i segreti e le meraviglie della fantasia dell’Arcimboldo il quale, dietro alle immagini singolari delle teste composte di frutti, fiori, elementi naturali e non, celava articolate allegorie e significati nascosti. Le Stagioni, il Giurista, il Cuoco, ma anche le vetrate del duomo di Milano, i disegni acquerellati degli apparati, delle decorazioni e dei costumi creati dall’artista per le feste della corte asburgica sono alcune delle opere che si possono ammirare nella mostra articolata in sei sezioni tematiche. Oltre alle sue opere sono esposti anche disegni di erbari, di frutta, di animali, una serie di oggetti delle “Wunderkammern”, monete ed esempi dell’arte applicata dell’epoca, che consentono di approfondire la conoscenza del mondo dell’artista, pittore ma anche poeta e filosofo, così apprezzato dalle corti asburgiche di Vienna e Praga da ottenere nel 1592 il prestigioso titolo di Conte palatino.